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Marlene Kuntz - Porto Torres 30 Luglio 1999

La prima scaletta non si scorda mai.Ricordo benissimo di quel concerto, era l’estate del ‘99 ed eravamo ospiti da Lello e Silva in Sardegna.Io, Fù, Bbea, Tepore, Silvia, Assia, Silvia, Oriana passammo un’estate grandiosa a sbronzarci e suonare tutte le sere al “Tramonto”, bar vicino casa Dettori in quel di La Muddizza, sperduto paesino vicino a Valledoria nel nord dell’isola.Una sera i Marlene Kuntz, che noi all’epoca ascoltavamo assiduamente e con smodata passione, suonavano a Porto Torres, a pochi Km da dove eravamo. Non potevamo assolutamente perderli ed infatti andammo tutti tranne Tepore e la Fra che decisero di andare in spiaggia…ma questa è un’altra storia.
Il tour del ‘99 era quello di “Ho Ucciso Paranoia”, l’attesissimo seguito de “Il Vile”, il disco all’epoca ci prese poco ma dal vivo sapevamo che Marlene era una potenza disumana.Il concerto si tenne dentro un campo sportivo con l’erba arsa dal sole, tra le case di Porto Torres, ci entrammo molto presto e ci attaccammo alla transenna in trepidante attesa , perchè a 19 anni non vedi l’ora che attacchi una distorsione per scatenarti a cantare e saltare come un forsennato. Beata spericolata e spensierata gioventù….Mentre aspettavamo l’inizio del live, vidi una persona della Crew che stava attaccando dei fogli davanti ai monitor dei musicisti, assicurandoli al palco usando dello scotch nero che strappava usando la bocca: era la scaletta dei brani che la band avrebbe eseguito da li a poco. E doveva essere mia.
Dopo aver pogato, cantato, essermi emozionato, saltato e divertito durante tutto il concerto, dopo Ape Regina, maestosa canzone con cui chiusero il set, riuscii a tornare alla transenna davanti al palco e urlai al tipo della security davanti a me: “Scusa, mi dai la scaletta!?”, frase che da li a poco avrei pronunciato alla fine di ogni concerto a cui andavo.
Lui riuscì a farmela avere da uno degli smontapalco e così iniziò la mia morbosa passione per questi unici pezzi di carta.
Ricordo che un ragazzo di fianco a me mi chiese “la strappi in due, così me ne dai un pezzo?”Stolto. Pensava di prendere parte del mio cimelio e non potevo permetterlo, credo che gli risposi “fattene dare un’altra, ce ne sono ancora 3 sul palco” e mi dileguai.Come si può vedere, c’è uno strano disegno fatto a mano sopra, ricordo che mi scervellai per capire cosa fosse…una tartaruga, un’isola, una nave, una bocca…. chissà….probabilmente non è nulla.
Finimmo quella sera facendo l’alba, come tutte le sere di quella splendida e irripetibile estate Sarda, andando in spiaggia, accompagnati da una chitarra e molte birre.
Da li a un paio di sere saremmo tornati a Milano, dopo che l’ultima notte io e Bea la passammo a letto ubriachi marci con i due baristi che ci avevano servito da bere che litigavano su chi di noi avesse bevuto di più. Impareggiabile.Tante cose cambiarono dopo l’estate del ‘99, il gruppo, come è normale, si sfilacciò e ognuno prese la sua strada, rincrociandoci ogni tanto per caso e sempre con pacato entusiasmo.
Senza ombra di dubbio alcuno, però, quell’estate fu una figata pazzesca.
Posted on June 21, 2009 with 1 note-
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