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Six Minute War Madness, Bloom - 25 Maggio 2000

“Adesso, devi dirmi a cosa servi TU!, Che cos’hai in mente, Non rispondi?”
Il ritornello di Test Test ci martellava in testa mentre le chitarre i Xabier e di Paolo Cantù ci tagliavano le orecchie durante il viaggio verso il Bloom di Mezzago, locale mitico dove suonarono i Nirvana nel 1991, motivo per cui da parte nostra aleggiava una sorta di aurea mistica e di immenso rispetto. Non avevamo idea di quanto tempo ci volesse per raggiungere Mezzago, quasi non sapevamo manco dove fosse e di sicuro le indicazioni stradali non ci diedero una mano per trovarlo. Se non ricordo male facemmo un giro-pesca davvero lunghissimo ma alla fine riuscimmo ad arrivare come al solito con un anticipo mostruoso nei confronti dell’inizio del concerto.
In quel periodo per me esisteva solo la musica e la mia band, i Fuckin’Lie: ci suonavo il basso ed ero assolutamente impazzito per gli effetti, tanto da iniziare una collezione disumana di pedali. Ora: un ragazzo di 21 anni che va a sentire i Six Minute War Madness al Bloom, la prima cosa che fa è andare davanti al palco e guardare con l’occhio del falco le pedaliere dei due chitarristi: c’era da rimanere scemi. Io e Jimmy passammo tutto il concerto davanti a Xabier, consci del fatto che era il chitarrista-rumorista degli Afterhours ma che con i SMWM faceva un casino tale da rendere qualsiasi cosa avesse mai fatto con la band di Manuel Agnelli una cosa da dilettante.
Ricordo ancora lo stupore che provammo quando, durante “UomiNY Cattivi” ci guardammo con la bocca spalancata vedendo come riproduceva il suono “Wha” dello special. Entrambi pensavamo che fosse un pedale Wha, che Xabier non aveva. Infatti ci dicemmo: lo farà Cantù quel suono, mentre Xabier tiene la ritmica. Stocazzo. Se sentite il pezzo (lo si trova miracolosamente su MySpace) quell’effetto lo faceva regolando con il piede il potenziometro di un phaser.
Il senso di sbalordimento che provammo quella sera è quello che mi rimane di quel live. Praticamente nessuno consoceva i Six Minute War Madness ma noi (c’erano anche Lello e Bbea) eravamo li, in prima fila a sentire una musica che oggi in Italia è scomparsa. Erano Grunge e Noise e Pop. “Il Vuoto Elettrico”, secondo album, lo divorammo, ci sembrava una disco cattivissimo e sperimentalissimo. Poi uscì “Full Fathom Six” e il disco precedente lo iniziammo a considerare un disco Pop da quanto rumore e disarmoia conteneva l’ultimo.
Si sciolsero da li a poco, trovammo Ciappini, il cantante, da Fnac a vendere dischi e gestire gli ordini.
Una fine un pò ingloriosa ma inevitabile per una grandissima band del rock italiano.Posted on June 22, 2009