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Nick Cave, Traffic Festival - 9 Luglio 2009
SETLIST
‘Papa Won’t Leave You Henry’
‘Dig, Lazarus, Dig !!!’
‘Red Right Hand’
‘Deanna’
‘Midnight Man’
‘Nature Boy’
‘The Ship Song’
‘Henry Lee’
‘Tupelo’
‘We Call Upon The Author’
‘The Mercy Seat’
‘Love Letter’
‘The Weeping Song’
‘There She Goes, My Beautiful World’
‘Stagger Lee’
‘Moonland’
‘Get Ready For Love’
‘Lucy’Su un treno puoi fare molte cose.
Dormire è di solito la migliore delle idee che si possano avere: farsi cullare dall’andamento oscillante del vagone che corre sulle rotaie, così simile alla calma morbida del riposare in una cuccetta di una piccola barca trascinata dalle onde è una delle cose più rilassanti che esistano.
Oppure hai un Mac, un blog che parla di concerti e decidi che è il momento di scrivere qualche pensiero in merito alla trasferta torinese di un mesetto fa, quando insieme a Massi, Elisa La Merchia ed Ico siamo andati al Traffic Festival a sentire Nick Cave & The Bad Seeds.
Tutto iniziò su Facebook, anche noto come “E-Mail 2.0”, mandai un messaggio a qualche amico per convincerne almeno uno a venire con me. Incredibilmente ne racimolai 4.
Ci troviamo sotto casa di Merchia, che non ha Facebook ma che mi aveva spedito una mail (che primitivo…) chiedendomi se c’era posto nella grintosa spedizione per andare a sentire Nicola Caverna e Le Cattive Semenze, quindi ci ficchiamo nella Massimobile e via, verso Torino.
Neanche abbiamo fatto 4 svincoli e viene stappata la prima Moretti da 66.
“No ragazzi, io non bevo”.
Merchia (che è seduto davanti) si gira e mi guarda negli occhi.
“Ok, volevo fare il sostenuto….dai su…. glu glu glu….”Il viaggio prosegue tra fotografie, Kaiser Chiefs, Autogrill, Burger King, Moretti, stizze, caffè, canzoni che non conoscevo e che non conosco ancora ma che tutti gli altri cantavano, Subsonica, fogli di carta con le indicazioni per arrivare a Venaria e una sola e malinconica bottiglietta d’acqua da mezzo litro.
Usciamo dall’autostrada e qualcuno butta li una frase con l’accento torinese. E’ la fine. Iniziamo tutti a parlare con la tipica cadenza della capitale piemontese…o perlomeno ci proviamo, con risultati raccapriccianti ma siamo talmente spavaldi nel continuare a farlo che raggiungiamo la sublime impresa del far inorridire un indigeno al quale avevamo chiesto in dialetto le indicazioni per la Reggia.
Riusciamo dopo varie peripezie, 2 birre comprate da un ragazzo di Napoli che fosse stato per lui la birra ce la vendeva a meno ma con il cuore non poteva farci pagare 2 lattine di Peroni meno di 5 euro, un altro caffè. un San Simone e dopo aver parlato di Faraspruzzi.
(chissà perchè, quando Lui non c’è, tutti parlano di cosa avrebbe detto Farabutti se fosse stato li…) ad arrivare davanti al cancello del festival.
La location è davvero strepitosa, la reggia è alle spalle di un palco molto grande, costruito dentro una struttura felicemente atipica per un palco: con la struttura di tubi innocenti classica e rettangolare ancorata ad una struttura più grande simile ad una gigantesca campata di metallo, un modo per dire “Noi siamo diversi, noi siamo più belli”.
Non a caso, il Traffic è l’unico festival estivo italiano che riscuote rispetto all’estero e che viene associato al Benicassim, a Roskilde e all’inarrivabile Glastonbury.
Arriviamo davanti ad un megaschermo all’interno dell’arena e scopriamo che se si manda un sms ad un numero speciale, il messaggio esce scritto a caratteri giganti sullo schermo. Pochi minuti dopo, il pubblico del Traffic, dopo aver apprezzato un “Nino dove cazzo sei? Io sono davanti a tua madre che sta appiccando un Cylum” ha l’onore di leggere un immortale “Faragutti in Nazionale”. Applausi a scena aperta e cori d’approvazione da parte di chiunque. “Fallo appiccare, Nino fallo appiccare, fallo appiccaaaareeeeee”.
Il mondo non è ancora pronto per Faraindulti.Le luci si spengono ed arriva il momento che tutti aspettavano. Tutti tranne me. Si perchè la verità è che a me Nick Cave fa cagare. Io sono qua solo per la goliardia.
Lo trovo noioso, lento, palloso….super paranoico e cervellotico.Una roba che solo un misogino in crisi, un professore di lettere e filosofia mentre sorseggia il suo porto fumando la pipa davanti al camino o Cristiano Godano potrebbe apprezzare.
E, per questo, non ho mai ascoltato un suo disco.
Quindi sono un po’ scettico quando il ragazzo australiano sale sul palco. Solo che quello che succede è che mi fa capire che i pregiudizi li hanno solo i membri del Ku Kutz Klan nei confronti di chi ce l’ha più grosso di loro.
Si perchè ho assistito ad un concerto fantastico, carico, carichissimo di energia, con delle canzoni della madonna, con un frontman che tira lo show da solo e con una band con un suono caldo e profondo che sembra uscita da infinite e apertissime piane dell’inferno.
Canzoni come Moonland, Papa Won’t Leave You Harry, Weeping Song ed Harry Lee sono dei pezzi che mi hanno incantato, ed i Bad Seeds sono la prova che l’artista deve avere delle persone di fianco a lui che possano dare vita, colore e profondità alle sue geniali intuizioni.
Succede con Springsteen, con Dave Matthews e succede con Nick Cave.
Qualcuno diceva che succedeva anche con Piero Pelù e con Fancesco Renga.
Ponendo le debite distanze artistico-culturali, bestemmiando per un paio d’ore e insultando sua madre per qualche mese, posso dire che Qualcuno ha ragione perchè è la Musica che conta, non i soldi.
Nick Cave & The Bad Seeds. The Dave Matthews Band. Bruce Springsteen & The E-Street Band.
Non Nicolino, Davide Mattia e Ligabue.
Finito il concerto, recuperato i re del pogo Merchia ed Ico ci dirigiamo verso la macchina e dopo un’ assurda sosta in autogrill a parlare di Harry Potter e a sognare il ciccio-bombo dei Take That ce ne torniamo a Milano, consapevoli che la mattina dopo ci malediremo per aver dormito così poco (J eroe: solo 4 ore e sul divano di Merchia) e la passeremo a giurare e spergiurare che non berremo più, che “stasera cascasse il mondo sto a casa perchè devo riposare che se no vado al lavoro cotto e con un mal di testa assurdo e non posso permettermelo alla mia età e devo mettere la testa a posto se no divento scemo veramente” pensiero che immancabilmente e meravigliosamente sparisce con l’allargarsi del cerchio alla testa, cosa che di solito succede qualche minuto prima di uscire dall’ufficio quando un familiare pensiero ci luccica in testa: “chissà se qualcuno si fa un aperitivo veloce..” e ricordandoci una cosa fondamentale:
La Vida Loca è l’unica vita che conosciamo e non ci avrete mai, come volete voi”
ZHOOOOL!!!!!
La carrozza del treno continua ad oscillare, il sole è sceso e il cielo si è tinto di quel colore bianco sporco tipico del tramonto che malinconicamente non è più rosso come un tempo.
Di questi tempi, dominati dal marketing e dalla pubblicità, questo colore, una volta associato alla passione e all’orgoglio ormai serve solo a rendere più “cool” il treno superveloce sul quale viaggio da Roma a Milano. FrecciaRossa. Sembra il nome di un capo tribù indiano più che di un treno.
Ed eccomi qui che finisco di scrivere questi pensieri con Nick Cave che mi canta nelle orecchie
“Everybody wanna be a midnight man”
Un po’ come dire che tutti vorrebbero vivere La Vida Loca….
Cazzo Nick, c’hai troppo ragione!
Posted on July 22, 2009